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Lo sviluppo affettivo del bambino passa attraverso momenti in cui è chiamato a separarsi da persone, situazioni od oggetti per lui particolarmente importanti. Separarsi, significa vivere un momento di passaggio da qualcosa che si chiude e finisce, a qualcosa che si apre ed introduce al nuovo.

Quando avviene una separazione c’è sempre una fine ed un inizio. La prima separazione che ogni persona vive, è la nascita. Con la nascita finisce la vita intrauterina del feto in cui tutto è rassicurante, e si apre alla vita. Da quel momento, il neonato abbandona il corpo della madre ed inizia a respirare da solo, inizia a nutrirsi in modo diverso. Il bambino, guidato dai genitori, deve imparare un nuovo modo di sentire, nuove sensazioni, nuove stimolazioni e nuove modalità di rapportarsi con il mondo esterno ed interno. Il neonato riconosce la voce e l’odore della madre e questo diventa per lui rassicurante e motivo di serenità. Appena nati l’udito e l’olfatto dominano sulla vista. Fino a due mesi il bambino ha una visione periferica, nota i contrasti ed il movimento, ed è solo dal terzo mese in poi che diventa in grado di vedere chiaramente il volto della madre, seguire con lo sguardo un oggetto ed osservare i movimenti delle proprie mani. E’ in questo contesto che si costruisce la relazione della madre con il suo bambino. La mamma aiuta il bambino a dare senso e significato alle proprie sensazioni fisiche, alla fame, al sonno al desiderio di essere cambiato. La madre svolge una “funzione di contenimento”, trasformando le “sensazioni grezze” vissute dal bambino in qualcosa dotato di senso e di significato e restituendole così “elaborate” al proprio figlio (Bion). Il contenimento verrà svolto per molto tempo dal genitore, ogni qualvolta aiuterà il proprio figlio a comprendere cosa sta accadendo dentro e fuori di lui, aiutandolo a dare un senso e un significato alle sue sensazioni e alle sue percezioni. I principali momenti che rappresentano per il bambino piccolo, momenti di separazione, sono per esempio l’addormentamento, lo svezzamento, l’abbandono “dell’oggetto transizionale”.

Con lo svezzamento, intorno al sesto mese, il bambino inizia ad aprirsi a nuovi alimenti rinunciando al seno materno e al contatto fisico ad esso collegato, ma acquisendo la possibilità di sperimentare nuovi sapori, consistenze, odori e l’autonomia dell’iniziare a mangiare da solo. Davanti alla separazione dalla mamma, è anche sano e giusto che ci sia una protesta del bambino e che conferma la bontà del legame creatosi. Il distacco, le piccole separazioni possono essere inizialmente difficili da affrontare, non solo per il bambino piccolo, ma anche per la mamma. Ne è un esempio il ritorno al lavoro dopo il parto, che rappresenta l’abbandono non solo di un’abitudine e di un piacere condiviso, ma anche di una forte intimità attraverso il contatto con il seno materno. Simbolicamente si potrebbe dire che dove si è instaurato un buon legame tra madre e bambino, nelle prime fasi dello sviluppo, anche successivamente, di fronte alle separazioni il piccolo saprà che in quel distacco “non perde la mamma”, perchè la tiene in sé, è dentro di lui, l’ha interiorizzata. La sicurezza ricevuta dal bambino rappresenta per lui “quella base sicura” che gli eviterà successivamente di cadere in preda all’insicurezza e all’angoscia nei momenti di distacco e separazione.

In questo processo di crescita, è estremamente importante il ruolo del padre come figura che sostiene la madre nell’accudimento del piccolo, fornendole supporto e rassicurazione. Successivamente il padre diventa indispensabile per aiutare la madre e il neonato nel processo di separazione, inserendosi come terzo e favorendo l’apertura del bambino al mondo. In ogni mamma, insieme alla gioia di vedere crescere il proprio bambino, c’è anche innato il desiderio che rimanga piccolo, e la fatica, a volte dolorosa, di separarsi dalla propria creatura e delegarne ad altri le cure: che nelle migliore delle ipotesi sono persone di famiglia, mentre nella maggior parte dei casi si tratta di “iniziali” estranei, quali educatrici e baby-sitter. In questa fase è la madre che deve condurre, in modo costante, il proprio bambino al di fuori, mostrandogli il mondo, gli altri e aiutandolo a dischiudersi. Operazione a volte semplice, a volte critica. Ma necessaria. Ci vuole un distacco: lento, graduale, non traumatico, ma che distacco sia. Maggiore è la serenità con cui i genitori riescono a vivere questi passaggi, senza sensi di colpa, ansie e preoccupazioni eccessive, maggiore è la sicurezza che viene trasmessa al bambino. Un accompagnamento sereno del bambino, equivale ad inviare il messaggio: “tranquillo, si può fare! non c’è nulla di cui avere paura!”

Quando chiedere un parere all’esperto?

Quando al momento della separazione il bambino piange ininterrottamente, non riesce a stare senza la mamma, va in angoscia, si sente perso e abbandonato ed è difficilmente consolabile. Il disagio del bambino può manifestarsi sottoforma di collera con aggressività ed urla, oppure di tristezza ed apatia. Se la paura della separazione è l’unico motivo della sua ansia ed assume una certa durata ed intensità, allora si tratta di un disagio. Ad essa possono essere associate preoccupazioni non realistiche del bambino: paure di abbandono, paura di stare da solo, paura che succeda qualcosa ai genitori in sua assenza, paura della scuola. Ciò è dovuto a diversi fattori, che riguardano non solo il piccolo ma anche la qualità dei suoi legami con i genitori ed il suo ambiente, il cui approfondimento permette di offrire un adeguato supporto alla situazione ed una rapida risoluzione.

BREVE BIBLIOGRAFIA

·         LE MADRI NON SBAGLIANO MAI, Giovanni Bollea – Saggi Universale Economica          Feltrinelli, 1999;

·         I NO CHE AIUTANO A CRESCERE , Asha Phillips – Saggi Universale Economica Feltrinelli, 2003;

·         GENITORI SI PUO’ FARE, Ezio Aceti –Edizioni San Paolo, 2010;

·         NON SOLO AMORE “i bisogni psicologici dei bambini”, Anna Oliviero Ferraris – Giunti Editore, 2005.



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