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                                                                                                                                                                         SVILUPPO AFFETTIVO DEL BAMBINO (1 parte)



Il neonato appena nasce si trova in una condizione di dipendenza assoluta e tale stato permane per lungo tempo, molto più che nelle altre specie animali. Il bambino passa attraverso questa condizione di dipendenza dall’adulto come percorso di crescita e strutturazione della psiche.
Passa da uno stato di destrutturazione ad una progressiva costituzione della propria individualità.

Compito dei genitori è accompagnare il bambino nella sua crescita favorendo in lui l’espressione dei propri tratti costituzionali e nello stesso tempo stimolando lo sviluppo motorio, cognitivo ed affettivo. Il neonato sviluppa un legame preferenziale con la “figura di accudimento primario” che in genere è la madre, ma nulla vieta che possa essere il padre o qualche altra persona significativa. Questo legame particolare viene definito da Bowlby “legame di attaccamento” secondo cui il neonato è predisposto ad instaurare, nel primo anno di vita, una relazione significativa con una persona in grado di soddisfare il suo bisogno di cura e protezione. Quanto più il bambino si sente sicuro tanto più potrà assecondare i propri bisogni di esplorazione e curiosità. Una volta stabilito questo legame, la figura prescelta rimarrà fondamentale nel corso di tutta la vita. La qualità del legame di attaccamento dipende dalla qualità delle interazioni adulto/bambino, vale a dire dalla capacità dell’adulto di comprendere i bisogni ed i segnali del bambino (sensibilità) e dalla possibilità di soddisfarli (disponibilità).

La madre crea un’iniziale “illusione di onnipotenza” al bambino in cui egli sperimenta la sensazione di essere lui stesso a creare ciò che desidera (il bambino desidera il latte ed il seno della mamma compare a sua disposizione). Progressivamente la “madre sufficientemente buona” (Winnicott) accompagna il bambino da quest’area di illusione onnipotente verso il contatto con la realtà esterna: “a volte il seno della madre è immediatamente disponibile, altre volte no, ed il bambino è chiamato a sviluppare le risorse psichiche necessarie a tollerarne l’assenza”. Questo passaggio viene reso più accettabile per il bambino dalla presenza di oggetti (come peluche, foulard della mamma, ciuccio) che rappresentano per lui un sostituto della presenza della madre reale. Sono “oggetti transizionali” che aiutano il bambino a passare da uno stato di dipendenza assoluta ad una condizione di maggiore differenziazione dalla figura di accudimento primario.

Secondo Spitz il passaggio da uno stato di totale disorganizzazione psichica del neonato ad uno stato di maggiore individuazione è segnato dalla comparsa di una serie di segni visibili e riconoscibili nel bambino. Innanzitutto la comparsa del sorriso sociale (3° mese): non più una risposta riflessa a sensazioni piacevoli, ma un atto selettivo verso persone familiari. Attraverso un sorriso intenzionale il bambino esprime una maggiore differenziazione tra Sé e la madre. Intorno all’ottavo mese compare “la paura dell’estraneo” a testimonianza del fatto che il bambino riconosce la madre e la differenzia da tutte le altre persone al punto da potersi angosciare alla presenza di una persona sconosciuta (cosa che non accadeva in precedenza). L’ultimo “organizzatore psichico” secondo Spitz è “la capacità di dire no”, a dimostrazione dell’ulteriore processo di individuazione che il bambino compie rispetto alla madre, in quanto diventa in grado di opporre la  propria individualità a quella del genitore (intorno ai 15 mesi). Perché tutto ciò possa accadere è necessario che la madre riesca progressivamente a creare uno spazio psichico ed emotivo tra sé ed il bambino, che deve poter sperimentare la presenza del genitore, ma anche la sua assenza, il soddisfacimento ma anche la frustrazione, perché attraverso tali esperienze si verranno a costruire le funzioni psichiche di base.

Quando chiedere un parere all’esperto?

Quando al momento della separazione il bambino piange ininterrottamente, non riesce a stare senza la mamma, va in angoscia, si sente perso e abbandonato ed è difficilmente consolabile. Il disagio del bambino può manifestarsi sottoforma di collera con aggressività ed urla, oppure di tristezza ed apatia. Se la paura della separazione è l’unico motivo della sua ansia ed assume una certa durata ed intensità, allora si tratta di un disagio. Ad essa possono essere associate preoccupazioni non realistiche del bambino: paure di abbandono, paura di stare da solo, paura che succeda qualcosa ai genitori in sua assenza, paura della scuola. Ciò è dovuto a diversi fattori, che riguardano non solo il piccolo ma anche la qualità dei suoi legami con i genitori ed il suo ambiente, il cui approfondimento permette di offrire un adeguato supporto alla situazione ed una rapida risoluzione.

BREVE BIBLIOGRAFIA

·         LE MADRI NON SBAGLIANO MAI, Giovanni Bollea – Saggi Universale Economica          Feltrinelli, 1999;

·         I NO CHE AIUTANO A CRESCERE , Asha Phillips – Saggi Universale Economica Feltrinelli, 2003;

·         GENITORI SI PUO’ FARE, Ezio Aceti –Edizioni San Paolo, 2010;

·         NON SOLO AMORE “i bisogni psicologici dei bambini”, Anna Oliviero Ferraris – Giunti Editore, 2005.



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